Altre pubblicazioni

Lodi-Albero Maestro

Carlo Ridolfi (curatore), Mario Lodi. Albero maestro, FrancoAngeli, 2022

Maestro di scuola pubblica elementare, scrittore, pittore, ricercatore di musica e cultura popolare, intellettuale, Mario Lodi ha saputo unire alla pratica della bella politica quotidiana l’elaborazione teorica, pedagogica e didattica. A cento anni dalla sua nascita, l’associazione culturale Rete di Cooperazione Educativa – C’è speranza se accade @, creata nel 2011 su suo impulso, ha chiesto a donne e uomini che hanno a cuore l’educazione e la scuola di riflettere sull’attualità del pensiero e dell’azione del maestro di Piadena.

Maria Rosaria Di Santo, Mario Lodi e la “Biblioteca di Lavoro”, Edizioni Junior, 2022, Una proposta didattica alternativa ancora attuale

La “Biblioteca di Lavoro” era un progetto ideato e realizzato da un gruppo coordinato da Mario Lodi e ispirato alla pedagogia cooperativa sviluppata in Italia grazie al Movimento di Cooperazione Educativa. La Biblioteca fu edita da Luciano Manzuoli tra il 1971 e il 1979 con lo scopo di sostituire, al tradizionale libro di testo una pluralità di pubblicazioni più idonee a stimolare il pensiero critico. Era un periodo di conquista di diritti democratici in differenti ambiti sociali – lavorativi, sanitari, familiari, giuridici... – cui non fece eccezione la scuola, attraversata da fermenti innovativi nella didattica, volti a sollecitare l’insegnante verso un modello cooperativo, non trasmissivo, promotore del protagonismo attivo degli alunni e del gruppo classe e alieno da intenti di selezione. Il libro ripercorre la storia dell’iniziativa, articolata in un centinaio di fascicoli, la sua costruzione, la sua struttura interna (suddivisa in “Documenti”, “Letture” e “Guide”) e i suoi contenuti. Al contempo propone una riflessione su temi cruciali per l’oggi, anticipati dalla “Biblioteca di Lavoro”, in tema di apprendimento cooperativo e di organizzazione della classe: l’alternanza di attività di gruppo, individuali e collettive, capaci di valorizzare le diversità e di puntare sull’autonomia individuale e sulla costruzione di una comunità, nonché la ricerca di una pluralità di fonti come stimolo all’indagine critica e avvicinamento alla lettura e alla scrittura. A conclusione del volume l’autrice ricorda come per produrre materiali sia necessario che gli insegnanti si vivano come ricercatori praticando in modo continuativo la documentazione delle esperienze: «La documentazione aumenta gli spazi di riflessione, mette in luce i punti di forza e le criticità dei percorsi di apprendimento e spinge a ricercare soluzioni più efficaci ai problemi incontrati e a progettarli con maggiore consapevolezza». Grazie alla ricerca accurata sulla Biblioteca di Lavoro documentata in questo libro, sappiamo che sia la pratica della ricerca che la produzione di materiali alternativi al libro di testo sono vie possibili, naturalmente non senza un po’ di utopia e ben sapendo che, se l’educazione non può tutto, può certamente fare qualcosa per la democrazia e la costruzione una società più solidale, più cooperativa e meno competitiva (dalla pagina https://www.enricobottero.com/segnalazioni-pubblicazioni) 

Enrico Bottero, prefazione di Philippe Merieu, Pedagogia cooperativa, le pratiche Freinet per la scuola di oggi, Roma, Armando editore, 2021

Una buona pedagogia deve formare persone libere e pensanti, capaci di vivere insieme in una democrazia. Oggi, nella società dei consumi, è ancora più importante formare soggetti razionali (sapere aude, diceva Kant) ma non insensibili, con una razionalità radicata nei vissuti, nelle relazioni, nei sentimenti personali, nelle passioni collettive, nelle pratiche.

Le pratiche delle pedagogie cooperative, quelle di Freinet in particolare, sono sempre più attuali. Oggi, dopo molti anni dalle prime esperienze, è necessario metterle in relazione con le loro finalità etico-politiche e con le ricerche didattiche realizzate nel corso degli ultimi decenni. Sia la ricerca didattica che le pratiche della pedagogia Freinet si situano nel solco del processo dell’”apprendere”. È quindi logico coniugarle tra loro. Solo un sistema in grado di mettere in relazione pratiche didattiche e principi di riferimento può offrire agli insegnanti l’occasione di superare definitivamente le routine consolidate della “forma scolastica”. In questo modo,  la pedagogia attiva e cooperativa può  sfidare  alla radice quella tradizionale, la cui forza è legata alla sistematicità e uniformità dell’attuale organizzazione del lavoro nella scuola.

Nella prima parte del volume si indagano i principi  di fondo: l’educabilità di tutti, la responsabilità, le questioni dei saperi e delle competenze, l’autorità educativa, la pedagogia differenziata, la valutazione formativa, i materiali e l’organizzazione  flessibile degli ambienti.

Nella seconda parte si entra nel merito delle pratiche. Il quadro di riferimento è quello della pedagogia Freinet ma senza dimenticare i nuovi apporti del costruttivismo. Alla pedagogia del progetto si affianca così la pedagogia del problema, con cui ci si propone di lavorare per situazioni di apprendimento finalizzate a favorire riorganizzazioni cognitive e la messa in discussione delle rappresentazioni mentali iniziali.

Per costruire l’autonomia personale e “fare società” è anche necessario avere “istituzioni”. Non si può apprendere insieme se non si sa anche vivere insieme. Di qui la promozione di cooperative/consigli degli allievi, degli incarichi di responsabilità, dei rituali di organizzazione del tempo, dello spazio e dei comportamenti. A ciò si aggiunge una pedagogia differenziata con cui si organizza in modo flessibile il tempo scuola alternando attività collettive, individualizzate o di gruppo. In questo quadro è determinante la  scelta  a favore della valutazione formativa e di una valutazione sommativa a valore formativo realizzata sulla base di “unità di valore”(brevetti e capolavori) in sostituzione di valutazioni classificatorie.

Per dialogare con gli altri, anche in pedagogia, è necessario condividere un linguaggio. Il volume si conclude pertanto con un glossario dei termini che rinviano ai concetti e alle pratiche presentati nel testo. 

Il volume è destinato a insegnanti, studenti, ricercatori e formatori, Le sue due parti si integrano a vicenda: le pratiche, infatti, sono utili (e dunque efficaci) solo se si collocano all’interno di un sistema coerente, di una nuova “forma scolastica” che si proponga come valida alternativa a quella su cui si fonda la pedagogia tradizionale.

 

 

 

Rinaldo Rizzi, L'IDEALE E L'IMPEGNO. Giuseppe Tamagnini pioniere della Cooperazione Educativa in Italia, Ancona, Regione Marche, 2020. 
E' leggibile su internet e/o richiedibile a: MCE Nazionale, V. Forte Tiburtino, 98 - 00159 Roma - nazionale@mce-fimem.it - tel. 06.66483385.

 

Rinaldo Rizzi, Pedagogia popolare. Da Célestin Freinet al MCE-FIMEM, Foggia, Ed. del Rosone, 2021
Può essere richiesto in saggio alle Edizioni Del Rosone, V. Zingarelli, 10 - 71121 Foggia - contatti@edizionidelrosone.it - richiedibile all'Editore.

 Rinaldo Rizzi, La 'cooperazione educativa' per una 'pedagogia popolare', Storia del MCE, Bergamo-Parma, Edizioni Junior-Spaggiari, 2021 (prossima uscita).

L'abitare come progetto, cura e responsabilità

Manuela Gallerani, Cristina Birbes (curatrici), L'abitare come progetto, cura e responsabilità, Zeroseiup, 2019

Il volume esplora possibili strategie per promuovere un’ecologia integrale e inclusiva, a partire dalla co-costruzione di itinerari di conoscenza e stili di vita capaci di ricomporre l’alleanza tra ambiente naturale e antropizzato. Attraverso un approccio transdisciplinare, che mette in dialogo differenti prospettive teoriche e interpretative, la prima parte del volume delinea un’etica della cura e dell’abitare sottesi all’inedita prospettiva euristica della prossemicità con gli altri, le cose e la natura. Si tratta di una prospettiva innovativa che apre al dialogo, all’impegno e alla responsabilità nei confronti di quanto accade, ci circonda e si evolve, poiché ci riguarda. Tutto questo, nel quadro di un mondo globalizzato e interconnesso, nel quale una pluralità di spazi e tempi (pubblici, privati, di lavoro e loisir) sempre più complessi e frammentati tendono a limitare, da un lato, le opzioni di contatto con la natura delle persone nelle diverse età della vita, dall’altro tendono a ridurre le reali possibilità dei cittadini (bambini o adulti) di partecipare in modo attivo alle decisioni riguardanti le politiche civico-ambientali e di tutela dell’ambiente, sia a livello locale sia su scala planetaria. Aspetti questi, di grande interesse data la loro urgenza e sui quali si rifl ette nella seconda parte del libro, che illustra alcune innovative pratiche progettuali e resilienti pensate e agite per promuovere uno sviluppo equo e sostenibile, ovvero generativo di creatività e cambiamento, in direzione di un’ecologia umana e ambientale realmente condivisa.