Progetti

L'equità nel diritto alla salute: il contrasto alle disuguaglianze nella città di Bologna

Negli ultimi decenni le disuguaglianze sociali nella salute sono diventate un tema importante nella sanità pubblica, aprendo un dibattito sul fatto che - a fronte di un miglioramento generalizzato nella salute della popolazione - vi è una crescente iniquità in come essa è distribuita, con conseguenze negative sul piano etico, epidemiologico ed economico. Anche a livello territoriale la salute si distribuisce in modo disuguale, sia se si considerano aree diverse di una stessa città, sia se si confrontano diversi comuni e regioni tra loro. Nonostante le evidenze sul tema presenti in letteratura, sono pochi gli studi che in Italia mostrano la distribuzione dello stato di salute a livello cittadino, e che a partire da questo si fanno promotori di interventi di contrasto alle disuguaglianze e promozione dell’equità in salute.

Per far fronte alla mancanza, nel Comune di Bologna, di uno studio epidemiologico di portata cittadina sulla distribuzione territoriale delle disuguaglianze sociali in salute, il Dipartimento di Sanità Pubblica, U.O.C. Epidemiologia, Promozione della Salute e Comunicazione del Rischio – in collaborazione con il Centro di Salute Internazionale e Interculturale (CSI) – ha sviluppato la prima fase di uno studio osservazionale (2017-2019) che ha rilevato la distribuzione di indicatori di esiti in salute (morbilità e mortalità) e di accesso ai servizi nelle diverse aree statistiche della città di Bologna. Si intende ora procedere con la seconda fase del progetto (2019-2021) che prevede, nelle aree che presentano maggiore vulnerabilità territoriale e/o peggiori esiti di salute e indicatori di accesso ai servizi, la realizzazione di un approfondimento di ricerca volto a indagare le modalità attraverso cui le disuguaglianze si riproducono localmente. L'impatto atteso è di aumentare la conoscenza dei bisogni di salute non soddisfatti e delle risorse localmente presenti e di informare politiche volte a ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi e negli esiti di salute.

QuReVax – Una ricerca qualitativa sulle barriere di accesso alla vaccinazione COVID-19 a Bologna

La pandemia da SARS-CoV-2, a due anni dalla sua comparsa, ha portato a circa 305 milioni di casi positivi e oltre 5 milioni di decessi in tutto il mondo, influenzando profondamente la vita di molte persone e portando forti implicazioni in campo politico, economico e sociale. Tra le strategie adottate a livello globale per contrastare la diffusione della pandemia e ridurne i potenziali effetti negativi ha assunto particolare rilevanza la campagna vaccinale anti-COVID-19, che ad oggi, con oltre 9 miliardi di dosi di vaccino somministrate e più di 3 milioni di persone completamente vaccinate, rappresenta uno dei maggiori interventi di sanità pubblica globale della storia recente. A questo proposito, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato l'importanza di garantire un accesso universale ed equo alla vaccinazione, soprattutto per i gruppi di popolazione socialmente marginalizzati (GSM). Sebbene la normativa sanitaria italiana garantisca l'accesso universale alla vaccinazione anti-COVID-19, poche e non specifiche indicazioni politiche sono state fornite su come facilitare l’accesso ai GSM.

Per coprire questa lacuna, il Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale (CSI) e il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie (DIBINEM) dell’Università di Bologna, in collaborazione con l’Azienda USL di Bologna e con il Gruppo regionale Immigrazione e Salute Emilia-Romagna (GrIS-ER) della Società italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), ha deciso di avviare il progetto QuReVax. L’obiettivo generale del progetto è quello di contribuire alla copertura della vaccinazione anti-COVID-19 dei gruppi che afferiscono ai servizi a bassa-soglia presenti nel Distretto Sanitario della città di Bologna. Attraverso un approccio etnografico (osservazione partecipante, interviste semi-strutturate e focus group), la ricerca è volta a produrre evidenze contesto-specifiche in merito a: le barriere nell’accesso ai servizi sanitari e la relazione reciproca tra questi e GSM; i punti di forza e criticità delle modalità organizzative adottate per facilitare l’accesso alla vaccinazione anti-COVID-19 per GSM; il ruolo delle reti relazionali, formali ed informali, nell'accesso alla vaccinazione anti-COVID-19 e ai servizi in generale, per i GSM.

 

Rersus - Cure Intermedie: confronto e trasferimento di strumenti gestionali tra Italia e Brasile

Esperienza pilota della durata di un anno nell’ambito di una collaborazione in area sanitaria e sociale tra la Regione Emilia-Romagna (Agenzia Sanitaria regionale, la Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare), diverse istituzioni brasiliane e università italiane. Obiettivo del progetto è sperimentare un modello di cure intermedie in Brasile, all’Ospedale Carlos Tortelly di Niterói, con percorsi assistenziali e strumenti gestionali innovativi a partire dal modello della Regione Emilia-Romagna. Parallelamente, il progetto prevede una formazione sul campo per operatori delle cure intermedie della Regione.

Il progetto vede la collaborazione di numerosi partner italiani e brasiliani, quali Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (capofila), Centro di Salute Internazionale e Interculturale dell'Università di Bologna, Università di Parma, Università Federale Fluminense, Azienda USL Modena, Azienda USL di Parma, Azienda USL della Romagna, Comune di Castelfranco Emilia, Associazione Brasile Salute e Azione – BRASA