Care lettrici, cari lettori,
Il nuovo anno si apre per l’Unione europea in un contesto segnato da profonde trasformazioni e da un’accelerazione delle sfide interne ed esterne. Il 2026 si annuncia come un anno cruciale per comprendere se e come l’Europa riuscirà a rafforzare la propria capacità di azione in un sistema internazionale sempre più instabile e competitivo, senza rinunciare ai valori e ai principi che ne costituiscono il fondamento. Questo numero della newsletter accompagna i lettori in un viaggio tra Bruxelles e le capitali europee, mettendo a fuoco alcune delle principali dinamiche che stanno attraversando l’Unione. L’avvio della presidenza cipriota del Consiglio dell’UE riporta al centro il tema dell’autonomia strategica europea, declinata nei suoi molteplici aspetti: dalla sicurezza alla competitività, dall’apertura al mondo alla tutela dei valori comuni. Una riflessione quanto mai attuale, se letta alla luce delle tensioni geopolitiche che interessano il vicinato orientale e meridionale dell’Unione. Le difficoltà e le contraddizioni dell’azione europea emergono con forza anche nel dibattito sull’Accordo con il Mercosur, che mette in evidenza il delicato equilibrio tra ambizioni globali, interessi economici e consenso interno, così come nella missione dell’UE in Medio Oriente e nella presa di posizione delle istituzioni europee a sostegno delle proteste in Iran. Si tratta di dossier diversi, ma accomunati dalla stessa domanda di fondo: quale ruolo vuole e può giocare oggi l’Unione europea sulla scena internazionale? Sul piano interno, l’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, il confronto sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina e gli sviluppi politici nei Paesi Bassi mostrano un’Europa in movimento, attraversata da spinte centrifughe ma anche da tentativi di rilancio dell’integrazione. Le ricorrenze dedicate a David Sassoli e ai quarant’anni di Schengen offrono inoltre l’occasione per guardare al passato non in chiave celebrativa, ma come strumento per interrogarsi sul presente e sul futuro del progetto europeo. Chiude il numero uno sguardo alle attività del Centro Studi Interdipartimentale Punto Europa, con la conclusione della settima edizione di Europa sul sofà e la partecipazione a iniziative di cittadinanza europea rivolte ai più giovani. Un impegno che riflette la missione del CeSIPE: contribuire alla comprensione dell’Unione europea, delle sue politiche e delle sue trasformazioni, promuovendo un dibattito informato e accessibile. Buona lettura.
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Per un’Unione autonoma e aperta al mondo
Mercoledì 7 gennaio, a Nicosia, capitale di Cipro, si è tenuta la cerimonia che ha sancito l’avvio della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea, assunta ufficialmente dal Paese a partire dal 1º gennaio 2026. A differenza di Parlamento e Commissione, la presidenza del Consiglio dell’UE non è permanente, ma viene esercitata a rotazione dai Paesi membri per un periodo di sei mesi. Dopo la conclusione del mandato danese alla fine del 2025, è ora Cipro a guidare i lavori del Consiglio fino alla fine di giugno 2026. Poi sarà la volta dell’Irlanda. Come ha asserito il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel discorso tenuto ad apertura della cerimonia, il passaggio di testimone rappresenta da sempre un momento significativo: non solo garantisce il rispetto delle diverse visioni degli Stati membri, persino di quelli più piccoli, ma offre a ogni presidenza l’opportunità di imprimere un nuovo slancio all’Unione europea, contribuendo a plasmare l’agenda politica comune. Il programma, presentato il 21 dicembre a Pano Lefkara (luogo che, citando le stesse parole del presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Christodoulides, rappresenta “la creatività, la tradizione e l’estroversione senza tempo del nostro paese”) contiene 5 pilastri interconnessi su cui intende orientarsi l’azione della presidenza cipriota. Essi sono: l’autonomia attraverso la sicurezza e la difesa; l’autonomia attraverso la competitività; un’Unione aperta al mondo; un’Unione autonoma di valori; e infine, il bilancio necessario per un’Unione sempre più autonoma. Il tema dell’autonomia è centrale dato il periodo estremamente complesso che l’Europa sta attraversando.
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Approfondimenti
Discorso di Antonio Costa 7 gennaio 2026, Nicosia, Cipro
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Approfondimenti
Su alcuni dubbi nei confronti del tema della sicurezza e dei rapporti con la Turchia
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Accordo Mercosur e agricoltori
Venerdì 9 gennaio è arrivata la svolta: il Coreper, riunione degli ambasciatori dei Paesi membri dell’UE, ha dato il via libera alla firma dell’Accordo con il Mercosur, fissata per sabato 17 gennaio. Una decisione che chiude, almeno formalmente, un percorso lungo e burrascoso. Solo poche settimane prima, al Vertice del Consiglio europeo del 18 dicembre, l’intesa sembrava destinata a naufragare. L’opposizione di Francia, Italia, Polonia, Ungheria, Austria e Irlanda avrebbe reso impossibile il raggiungimento della maggioranza qualificata. Un fronte contrario che, rappresentando oltre il 65% della popolazione dell’Unione, avrebbe potuto di fatto impedire l’ottenimento della doppia maggioranza. Il risultato fu un rinvio clamoroso della firma, inizialmente prevista per il 20 dicembre, e un nuovo colpo alla credibilità dell’UE nei confronti dei Paesi del Mercosur, dopo 24 anni di negoziati. La Commissione europea ha però scelto di forzare la mano. Mercoledì 7 gennaio, in extremis, ha convocato una riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura degli Stati membri per sbloccare il dossier. Nella lettera inviata a Parlamento e Consiglio, la presidente Ursula von der Leyen ha messo sul tavolo concessioni significative: la sospensione temporanea dell’applicazione del CBAM ai fertilizzanti importati dai Paesi terzi e un pacchetto di aiuti da 45 miliardi di euro a sostegno del settore agricolo. La mossa ha sortito alcuni effetti. L’Italia ha rivisto la propria posizione, con il ministro Francesco Lollobrigida che ha confermato il sostegno all’Accordo, pur subordinandolo alla tutela del comparto produttivo nazionale potenzialmente penalizzato dall’intesa. La Francia, invece, che continua a opporsi senza tentennamenti. Del resto lo scorso 27 novembre l’Assemblea nazionale aveva già votato quasi all’unanimità contro l’Accordo con il Mercosur, irrigidendo una posizione che appare difficilmente negoziabile nel breve periodo. Tuttavia, sul piano dei numeri, il dissenso francese, insieme a quello polacco, non è più sufficiente a fermare il processo decisionale europeo. Un po’ più critico il Parlamento europeo. L’eurodeputato tedesco Peter Liese del Partito Popolare Europeo (PPE) ha avvertito che la sospensione, anche temporanea, della CBAM per i fertilizzanti, costituirebbe un pericoloso precedente. Con il voto del Coreper del 9 gennaio, l’Accordo con il Mercosur entra dunque nella sua fase decisiva. Un passaggio cruciale per un’Unione europea che, in un contesto geopolitico sempre più competitivo, tenta di ricostruire una credibilità messa a dura prova dalle recenti divisioni interne. Un po’ più critico il Parlamento europeo.
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La missione dell’UE in Medio Oriente
La settimana scorsa il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno visitato alcuni Paesi del Medio Oriente (Giordania, Siria e Libano) con l’obiettivo di promuovere cooperazione, prosperità e stabilità duratura nella regione. La missione fa seguito all’adozione del Patto per il Mediterraneo dello scorso novembre, mirante ad approfondire le relazioni tra l’Unione europea e i Paesi del Mediterraneo meridionale. In Giordania, l’incontro si è svolto giovedì 8 gennaio con il Re Abdullah II. La discussione ha riguardato i temi della sicurezza e della difesa e, soprattutto, la questione dei rifugiati. Negli ultimi decenni, infatti, il Paese ha ospitato centinaia di migliaia di persone in fuga da Palestina, Iraq, Yemen, Sudan e Siria. L’obiettivo di Amman è ottenere una maggiore assistenza umanitaria e finanziaria; per Bruxelles, invece, si tratta non solo di rafforzare la propria presenza in Medio Oriente, ma anche di limitare i flussi di rifugiati provenienti dall’area, riducendo la pressione sui confini europei. La Giordania è stata solo una tappa della missione. Il giorno successivo, 9 gennaio, von der Leyen e Costa hanno fatto visita a Damasco e Beirut.
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Approfondimenti
Alcune critiche alla visita dell’UE a Damasco
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Unione Europea e proteste in Iran
La Presidente Roberta Metsola ha espresso piena solidarietà al popolo iraniano. Le proteste sono scoppiate a Teheran il 28 dicembre a causa dell’aumento dell’inflazione e del crollo del valore del Riyal, la moneta iraniana. Nel giro di qualche giorno si sono diffuse in tutto il paese diventando delle vere e proprie manifestazioni contro il regime autoritario nato dalla rivoluzione del 1979. “L’Europa è al fianco del coraggioso popolo iraniano” ha pronunciato la Presidente del Parlamento europeo con un videomessaggio pubblicato lo scorso giovedì 8 gennaio. A seguire, nei giorni successivi, anche dichiarazioni del Presidente Antonio Costa, della Presidente Ursula Von der Leyen (di rientro dalla missione in Medio Oriente) e dell’Alto rappresentante Kaja Kallas che hanno espresso solidarietà al popolo in rivolta condannando la brutale repressione del regime.
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Bulgaria adotta l’Euro
Il 1° gennaio 2026 la Bulgaria è ufficialmente entrata nell’Eurozona, che adesso arriva a quota 21 Membri, dopo il precedente ingresso della Croazia del gennaio 2023. Si tratta “dell’ultima tappa dell’integrazione della Bulgaria nell’Unione Europea” così ha dichiarato il presidente Rumen Radev in occasione del discorso di capodanno. Nonostante il grande passo avanti compiuto dalla Bulgaria, l’opinione pubblica resta spaccata. I dati emersi dal sondaggio di Eurobarometro condotto nel marzo 2025 hanno mostrato una profonda spaccatura: su un totale di 1.017 intervistati, il 45% si è dichiarato favorevole, mentre il 53% si è opposto. Sono parecchi a ritenere che la Bulgaria non è ancora pronta. Per aderire all’Euro, un Paese deve rispettare sia i criteri di convergenza economica (stabilità dei prezzi, finanze pubbliche e tassi di interesse sostenibili, tassi di cambio stabili) sia quelli normativi, la legislazione nazionale, infatti, deve essere compatibile con il trattato e con lo statuto del sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). La decisione spetta poi al Consiglio dell’UE che deciderà se gli Stati sono pronti ad adottare l’Euro. I cittadini bulgari avranno tempo di cambiare il Lev, la vecchia valuta, con l’Euro fino al 30 giugno 2026.
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Approfondimento
Eurobarometro: Introduction of the euro in the Member States that have not yet adopted the common currency – Spring 2025
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Vertice della Coalizione dei volenterosi
Regno Unito e Francia hanno annunciato l’intenzione di costituire una forza multinazionale a guida europea che potrebbe essere impiegata in Ucraina dopo un eventuale cessate il fuoco con la Russia. Secondo Starmer e Macron si tratterebbe di un meccanismo di garanzie di sicurezza, non di un intervento offensivo diretto contro Mosca. La notizia arriva all’indomani del Vertice della Coalizione dei volenterosi del 6 gennaio che si è conclusa con la firma di una dichiarazione di intenti trilaterale tra Macron, Starmer e Zelenskyy. La proposta prevede hub militari e capacità di supporto logistico che entrerebbero in funzione solo se Mosca e Kiev dovessero concordare una tregua stabile. Steve Witkoff e Jared Kushner, presenti al Vertice in qualità di rappresentanti degli Stati Uniti, hanno espresso sostegno alle iniziative europee per rafforzare le garanzie di sicurezza all’Ucraina. Le reazioni all’interno dell’Europa restano difformi: il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito che la Germania supporterà la forza multinazionale ma non dispiegherà direttamente truppe sul territorio ucraino; il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, si è completamente opposto all’invio di contingenti militari in Ucraina, posizione strettamente condivisa anche dalla Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. Posizione definita meglio in occasione della conferenza stampa lo scorso venerdì 9 gennaio, in cui la Premier ha definito meglio la posizione italiana avanzando la proposta di un inviato UE nei colloqui con Mosca per la pace in Ucraina. Dure le reazioni del Cremlino che ha respinto con forza qualsiasi presenza di truppe NATO in Ucraina. Nonostante le dichiarazioni di alcuni leader occidentali che auspicano un’accelerazione verso una pace duratura, il terreno per un accordo di cessate il fuoco resta incerto, soprattutto per le questioni legate al territorio e alle garanzie di sicurezza di Kiev.
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Paesi Bassi: accordo per formare un governo di minoranza pro europeo
Dopo oltre due mesi di negoziati, i Paesi Bassi si apprestano a essere guidati da un governo di minoranza a orientamento pro-europeo. L’impossibilità di formare una maggioranza di centrosinistra che includesse congiuntamente Verdi e Laburisti (GroenLinks–PvdA), i liberali conservatori (VVD), i liberali progressisti (D66) e i cristiano-democratici (CDA) ha spinto il leader di D66, Rob Jetten, a riorientare la strategia negoziale verso una soluzione più centrista. Lunedì 12 gennaio è stato infatti raggiunto un accordo per la formazione di una coalizione di minoranza composta da D66, VVD e CDA, che potrà contare su 66 seggi su 150 alla Camera bassa e 22 su 75 al Senato. Il nuovo esecutivo sarà guidato da Rob Jetten, leader dei Democratici 66, primo partito alle elezioni con il 16,9% dei voti e 26 seggi. Per Rob Jetten si prospetta un compito arduo, sia perché la coalizione di minoranza dovrà ricercare di volta in volta un sostegno esterno per l’approvazione di singole proposte legislative, sia per il ruolo del partito di estrema destra Partito per la Libertà (PVV–PfE), guidato da Geert Wilders, che, accantonata la possibilità di formare un governo di destra, appare intenzionato a rimanere all’opposizione, con il rischio di ostacolare l’azione dell’esecutivo.
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Anniversario della morte di David Sassoli
Il Parlamento europeo nella giornata dell’11 gennaio ha ricordato l’anniversario della morte del suo ex presidente, l’italiano David Sassoli. All’ufficio del Parlamento europeo a Roma si è svolto un evento in suo ricordo a cui hanno partecipato l’attuale vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, e alcuni eurodeputati.
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40 anni di Schengen (pass DiscoverEu Commissione europea)
Torna l’azione DiscoverEu del programma Erasmus+ con l’assegnazione, da parte della Commissione europea, di oltre 40 mila pass di viaggio gratuiti per esplorare l’Europa in treno. L’edizione attuale di DiscoverEu celebra anche il 40° anniversario della firma del Trattato Schengen (1985), che ha reso più semplice la libera circolazione delle persone tra le frontiere dei Paesi europei.
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Bando Erasmus+ Studio a.a. 2026/27
Pubblicato il bando Erasmus + rivolto a studenti universitari.
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Call for papers International conference: "The EU and the Migration Challenge, yesterday and today"
June 4 - 5, 2026 Forlì Campus of the University of Bologna This conference aims to shed light on the complex nature of migratory movements and contribute to the difficult explanation of past and future challenges. We envisage a multidisciplinary approach capable of enriching the academic debate on this topic, professors and researchers dealing with migration studies from different perspectives and interested in confronting migration challenges are welcome. We want to raise questions and provide answers that might refute conventional wisdom and believe that this cross-cultural multidisciplinary conference can be extremely fertile for stimulating intellectual confrontation on the migration phenomenon among the international community of scholars in the EU and abroad. The idea is also to identify and share best practices in EU member states in order to encourage significant strategic and quality improvement in EU immigration policies relating to different issues, with particular attention to the education of immigrant children. Hopefully, the conference will stimulate a constructive reflection on what were and are the migration challenges and the positive role the EU can play as a collective actor.
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Europa sul sofà
Si è conclusa la settima edizione dell’Europa sul sofà: 4 incontri per comprendere le trasformazioni interne ed esterne dell’Unione Europea da un punto di vista multidisciplinare. L’Europa sul sofà è un ciclo di incontri dedicato all’Unione Europea, organizzato dal Centro Studi Interdipartimentale Punto Europa del Campus di Forlì. Nata nel 2020, nel pieno della pandemia di Covid-19, l’iniziativa rappresenta un’importante occasione di divulgazione e approfondimento sulle principali tematiche di attualità europea. In ogni incontro, esperti del mondo accademico offrono strumenti e chiavi di lettura per analizzare, comprendere e interpretare i cambiamenti che ci circondano. L’ultima edizione, conclusa lo scorso dicembre, ha previsto quattro eventi dedicati alle politiche e alle azioni dell’Unione Europea, analizzandone gli effetti sia sulle relazioni internazionali sia sulla vita quotidiana dei cittadini.
Gli incontri della settima edizione:
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The Reconciliation between Life Time and Work Time in the European Context
Il primo incontro della settima edizione, svolto il 20 ottobre 2025, ha esplorato, in chiave sociologica, le dimensioni teoriche e pratiche della conciliazione tra vita privata e vita lavorativa nel contesto europeo. Nel corso dell’evento, introdotto da Alessandro Martelli (Unibo), Mara Yerkes (Università di Utrecht) e Emanuele Menegatti (Unibo) hanno analizzato le problematiche del binomio “life time - work time”. La discussione si è concentrata soprattutto sulla direttiva europea 2029/1158 del 20 giugno 2019 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, evidenziando come questa sembri in alcuni aspetti in contrasto con l’evoluzione delle politiche europee per l’equilibrio tra vita e lavoro sviluppate negli ultimi trent'anni. I recenti sviluppi, infatti, hanno segnato un passaggio fondamentale dalla “reconciliation of family and professional life” (Carta dei Diritti Fondamentali, Nizza 2000) alla più incisiva idea di “work-life balance”, mentre il riferimento alla “vita privata” contenuto nella direttiva 2019/1158 sembra continuare a riferirsi quasi ed esclusivamente alle sole attività di cura.
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L’Unione Europea di fronte alle sfide globali
Nel corso del secondo incontro, avvenuto l’11 novembre 2025, Giuliana Laschi (Unibo), Francesco Privitera (Unibo) e Paolo Soave (Unibo) hanno discusso sulla complessità dell’azione esterna dell’UE confrontando il dossier Ucraina, tema di grande attualità e di dibattito, con quello del Mediterraneo, un caso quasi dimenticato dall’opinione pubblica ma che continua a presentare criticità. Per quanto riguarda il dossier Ucraina, il focus principale della discussione ha riguardato il cambio di rotta che la Commissione Von der Leyen sta cercando di imprimere all’azione esterna dell’UE con il dirottamento delle risorse sul piano militare e di difesa. L’allargamento resta in agenda, con Montenegro e Albania entro il 2030 e Ucraina, Moldova e Macedonia del Nord nei primi anni ’30, anche se la mancanza di coesione interna rallenta i processi. Sul contesto del mediterraneo, la questione risulta complessa a causa del continuo confronto con le singole politiche estere dei Paesi membri. L'UE, infatti, sembra aver perso incisività sul dossier libico, nonostante la continua presenza dal 2011.
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Schengen oggi: cosa è cambiato dopo 40 anni?
Il terzo incontro dell’Europa sul sofà, tenutosi il 20 novembre, ha visto la partecipazione di Simone Paoli (Università di Pisa) e Marco Borraccetti (Università di Bologna), che hanno discusso l’evoluzione e le complessità dell’Area Schengen. L’evento ha affrontato il tema della libera circolazione delle persone da una prospettiva sia giuridica sia storica. La firma del Trattato di Schengen ha rappresentato un momento rivoluzionario, segnando il passaggio da un’Europa dei lavoratori a un’Europa dei cittadini, con la libera circolazione come diritto centrale. Tuttavia, la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in situazioni eccezionali, prevista dal Trattato, evidenzia una discrepanza tra sicurezza e solidarietà europea. L’analisi storica di Simone Paoli ha messo in luce alcuni aspetti critici del sistema Schengen. Il Trattato si è configurato come un progetto ambizioso di ridefinizione dei controlli alle frontiere, trasferendo i costi di gestione ai Paesi periferici, tra cui l’Italia. Proprio il caso italiano è stato al centro della discussione: negli anni Ottanta il Paese non era ancora pronto a entrare in Schengen a causa dell’assenza di una politica migratoria strutturata. L’ammissione nel 1997 ha dimostrato quanto profondamente Schengen abbia inciso sulla formazione delle politiche nazionali.
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UK, Ireland and the EU: five years after Brexit
A concludere la settima edizione, un evento dedicato ai rapporti tra l’Unione Europea, il Regno Unito e l’Irlanda a distanza di 5 anni dalla Brexit. All’incontro, svoltosi il 9 dicembre, hanno partecipato Giada Laganà (Università di Cardiff), Margherita Capannoli (Università di Genova) e Francesco Massardo (Università di Genova) che hanno condotto una riflessione su come la Brexit abbia ridefinito i rapporti tra Regno Unito, Irlanda, Irlanda del Nord e Unione europea. I relatori hanno discusso i principali cambiamenti politici e sociali emersi negli ultimi anni, la rinnovata attenzione alla questione dell’unità irlandese e il ruolo svolto dall’UE nel sostenere il dialogo tra le due isole. Non sono mancati riferimenti storici all’importanza del Parlamento europeo e della formazione delle reti informali tra gli eurodeputati che, negli anni 70’, all’apice delle tensioni tra Irlanda e Regno Unito, hanno contribuito a riavvicinare i due antagonisti. L’interessante ruolo del Parlamento è stato messo in comparazione all’attualità per analizzare l’impatto della Brexit.
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Partecipazione al progetto "1 Avenue Schuman, via Romagna"
Il Centro Studi Interdipartimentale Punto Europa (CeSIPE) del Campus di Forlì ha partecipato, nelle giornate del 12 e 17 dicembre, a due incontri del progetto “1, avenue Schuman, via Romagna”. L’iniziativa, presentata dalla Provincia di Forlì-Cesena in collaborazione con UPI Emilia-Romagna e con le Province di Rimini, Ravenna e Ferrara, e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna, ha coinvolto gli studenti e le studentesse delle classi quarte e quinte delle scuole superiori dei territori partecipanti. L’obiettivo è stato quello rafforzare il dialogo tra cittadinanza e istituzioni, promuovendo una maggiore consapevolezza del ruolo dell’Unione Europea, dei suoi valori e dei diritti che essa tutela, nonché dell’impatto delle politiche europee sulla vita quotidiana. Nel corso delle due giornate, alcuni Junior Expert del CeSIPE hanno svolto brevi interventi dedicati al funzionamento dell’Unione europea, alle sue istituzioni e alla ripartizione delle competenze. Durante il secondo incontro, l’attenzione si è concentrata particolarmente su aspetti più pratici, finalizzati a illustrare l’impatto delle politiche e delle iniziative europee nella vita quotidiana delle persone. Sono state presentate anche le principali opportunità europee per i giovani, dall’Erasmus+ alle possibilità di lavoro e ai servizi di assistenza. Un Junior Expert ha infine condiviso la propria esperienza di mobilità Erasmus in Finlandia.
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