Seminar within the framework of the MOVE EU Project
Data: 29 SETTEMBRE 2026 dalle 13:00 alle 15:00
Luogo: Aula 2.1, Padiglione Morgagni, Via della Torre 1, Forlì - Evento in presenza e online
Tipo: Seminari
Speaker:
Christopher Hill, Emeritus Professor of International Relations, Sidney Sussex College, University of Cambridge.
Introduced by:
Michela Ceccorulli, Associate Professor of International Relations, University of Bologna.
Co-organised by CeSIPE
Quale posto occupa oggi l’Europa in un ordine internazionale sempre più incerto? E cosa significa parlare di “chiusura” dell’Europa in un contesto segnato da guerre, competizione tra potenze e crescente pressione sui suoi confini? Sono alcune delle questioni affrontate durante la Conferenza “The Closing of Europe in an Era of International Crisis” da Christopher Hill, Professore emerito di Relazioni Internazionali presso il Sidney Sussex College dell’Università di Cambridge. L’evento è stato organizzato dalla professoressa Michela Ceccorulli in collaborazione con il Centro Studi Interdipartimentale Punto Europa (CeSIPE) e ha visto la partecipazione di circa 90 studentesse e studenti dei corsi di laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e in East European and Eurasian Studies.
L’incontro è iniziato con una riflessione sui concetti di ordine e disordine internazionale, secondo Hill correlati non tanto all’assenza o alla presenza di conflitto, quanto all’esistenza – o meno – di istituzioni, regole e procedure attraverso cui gli stati possono gestire le proprie relazioni. Tenendo presente questa concettualizzazione, appare quindi evidente come il sistema internazionale attuale stia affrontando una fase di “chiusura” e di profonda instabilità: una crisi di cui la guerra in Ucraina, l’indebolimento dei meccanismi di controllo degli armamenti e l’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti rappresentano alcune delle conseguenze più estreme.
La discussione si è successivamente spostata sull’Europa e sul significato stesso del processo di integrazione del continente. L’integrazione europea – come ha ricordato Hill – ha rappresentato per decenni uno strumento di costruzione e consolidamento dell’ordine continentale. Ma oggi l’Unione europea si trova a confrontarsi con interrogativi relativi alla propria sicurezza, alla propria identità e al proprio ruolo internazionale e allo stesso tempo con un profondo divario tra ciò che essa aspira ad essere e le sue capacità effettive. Questa tensione è particolarmente evidente quando si affronta il tema dei confini: un’Unione europea fondata sulla libera circolazione interna deve contemporaneamente definire, proteggere e gestire una frontiera esterna che rimane difficile da delimitare. Allo stesso tempo, interrogarsi sui confini significa chiedersi quale debba essere l’estensione politica dell’UE e dove debba collocarsi la frontiera di un’Unione che aspira anche ad essere attore internazionale – il tema dell’allargamento si inserisce inevitabilmente in questa riflessione.
L'Europa si trova quindi davanti alla necessità di ridefinire il proprio ruolo in un ordine internazionale incerto, senza che sia ancora chiaro se questa ridefinizione passerà attraverso una maggiore apertura, un rafforzamento dei confini, una più forte capacità di agire come potenza o un ritorno a una dimensione prevalentemente nazionale. Ciò che è certo è che in un contesto nel quale integrazione e sovranità, capacità e aspettative sembrano entrare sempre più spesso in tensione, la “chiusura dell’Europa” richiamata dal titolo dell’evento non riguarda soltanto il consolidamento delle frontiere esterne, ma anche – e soprattutto – il modo in cui l’Unione sceglie di rapportarsi al resto del mondo. L’incontro si è dunque concluso lasciando aperta la domanda che ne ha segnato l’inizio: che tipo di Europa sta emergendo dalla crisi dell’ordine internazionale?