La "vita buona"

  Dalla coscienza di una condivisa situazione contingente scaturisce un rapporto umano solidale.  La humanitas del medico, che entra allora in relazione con l’humanitas del paziente (il medico legge il “mondo compendiato” che è il paziente), suscita la fiducia di quest’ultimo e, al tempo stesso, crea le condizioni perché si dispieghi l’efficacia delle cure proposte. Dal canto suo, il paziente che si sente ascoltato e compreso entra già in una situazione di accresciuto benessere (si pensi alla realtà dell’effetto placebo, al rilievo straordinario delle cure palliative e della terapia del dolore). L’etica, intesa quindi al modo di Paul Ricoeur, è ottativa («l’auspicio della vita buona»), non prescrittiva o imperativa; è relazionale («con e per gli altri»), poiché si invera in una dimensione sociale e politica («all’interno di istituzioni giuste»). L’elemento politico-istituzionale reintroduce a sua volta nello slancio etico i profili giuridici, intesi come elemento essenziale della «vita buona».