Il rapporto medico-paziente

  Il medico ascolta una narrazione, la interpreta, la sostituisce con un nuovo racconto, che, di fatto, teso com’esso è a creare e a consolidare la fiducia del paziente, deve essere una autentica narrazione, la quale, pertanto, si avvale di specifiche competenze e sensibilità che il medico, nella sua formazione, dovrebbe acquisire (si ricordino gli studi di J. Byron Good). Da questo particolare punto di vista la conoscenza di opere letterarie educa a una specifica relazione con l’altro (che è parte integrante della propria identità) e a una restaurazione della “prossimità”, che è condizione stessa dell’esercizio di lettura (la Nussbaum discorre, a questo proposito, di “emozioni razionali”, che meglio si intendono ora alla luce dei “neuroni specchio” studiati dai neuroscienziati). Soprattutto nel romanzo e nel teatro, le prospettive ideali dello scrittore sono calate in circostanze (sociali, ambientali, linguistiche, culturali, religiose) ben definite, che educano il lettore al riconoscimento e alla conoscenza della dignità dell’altro e della sua differenza.