Dove si trova la salute?

  Se la salute, come ricordava H.G. Gadamer, è la restaurazione di uno stato di benessere che include la qualità e la dignità della vita umana, essa deve comprendere quei beni immateriali che, di quella dignità, sono parte integrante ed essenziale. La bellezza restituisce la viva coscienza che il recupero intelligente di una dimensione simbolica è cosa vitale per l’humanitas della nostra vita (il simbolico, come ha ricordato Régis Debray, è il contrario del diabolico). Le arti, che da un lato formano il medico e ne agevolano la dimensione empatico-relazionale, e che, dall’altro, consolano il paziente e ne costituiscono un momento di effettiva terapia, s’innestano pertanto nella dimensione individuale e collettiva della salute. Strutturalmente empatiche, poiché fondate sul rapporto con l’altro come condizione del dispiegarsi della propria efficacia, le arti della parola, della musica e dell’immagine, nel ricondurre la comprensione e l’interazione umana ai loro fondamenti antropologici, divengono così un momento essenziale della educazione trasversale alla complessità sociale e culturale del mondo in cui viviamo.

  Ecco allora che le Medical Humanities dell’Alma Mater Studiorum sperano, con l’aiuto di tutti, di poter parlare non solo all’Università e alla cittadinanza di Bologna, ma di proporre questo modello diagonale e inclusivo all’attenzione degli altri Atenei italiani e internazionali, consapevoli dell’irriducibile ricchezza della natura umana.